Grazie al contributo di UniCredit siamo riusciti a sostituire la cucina ed il living del progetto “CasAccogliente” della Comunità Educativa Libra!

L’iniziativa è stata resa possibile grazie al progetto “Carta Etica“ di UniCredit

Il progetto “CasAccogliente” nasce con l’intento di prendersi cura degli spazi abitativi delle ragazze accolte nelle strutture educative dell’Associazione. L’obiettivo progettuale è di completare la ristrutturazione di alcuni ambienti delle strutture educative di Villaluce, maggiormente usurati dal susseguirsi frequente delle ragazze accolte.

Il Progetto “Carta E” di UniCredit prevede che, grazie alle carte di credito a contribuzione Etica (UniCreditCard Flexia Classic Etica e Visa Infinite Etica) i clienti della banca possono contribuire a fare beneficienza con il semplice utilizzo delle carte e senza alcun costo aggiuntivo. Per ogni spesa effettuata con la carta, infatti, UniCredit rinuncia ad una parte delle commissioni per alimentare un fondo destinato a sostenere diverse iniziative di solidarietà sul territorio.

Obiettivo generale del progetto è che le ragazze imparino a “fare casa”, condividendo esperienze che trasformino il loro vissuto nel desiderio di circondarsi di bello e di buono.
Il lavoro pedagogico quotidiano consiste, pertanto, nel mostrare loro che vivere la casa e rapportarsi in modo positivo con i suoi spazi e con gli oggetti che ne fanno parte, è un modo di prenderci cura di noi stessi, rispecchia il nostro modo di relazionarci e di sentirci; nell’accezione che le case “esteriori” parlano delle case “interiori”.

Pertanto, partendo dalla cura della casa, dei suoi arredi e degli oggetti che ne fanno parte, si arriva a una maggiore attenzione verso gli altri e verso se stessi; si sperimenta il piacere di vivere in uno spazio bello, sereno, ordinato, profumato per sé ma anche per le persone con le quali si convive.
In questo modo è possibile aiutare le ragazze a raggiungere obiettivi di autonomia, responsabilità, rispetto di sé e degli altri, amore verso se stesse.

In particolare, la sostituzione della cucina con una più funzionale ed attrezzata, ha il duplice obiettivo di aiutare le ragazze a sviluppare la cura per un’alimentazione sana ed equilibrata e anche per connotarsi come ambiente piacevole, adatto a scambi culturali attraverso il cibo.
Di seguito le fotografie degli ambienti prima e dopo la ristrutturazione

Grazie!

Allenate per sorridere con gli occhi

Un modo nuovo di vedere il mondo

“Recentemente leggevo che questo 2020 ci ha messo un po’ alle porte, nel senso economico del termine, eppure più che alla porta forse siamo stati messi alle finestre. Diciamo, anche, che abbiamo imparato a starci in un modo tutto nuovo che nessuno si aspettava.
Sembriamo forse gli stessi di prima eppure dentro di noi qualcosa è inevitabilmente cambiato. Abbiamo visto il nostro paese spegnersi mano a mano, ci siamo sentiti chiamati in causa. Come per gli eroi non siamo riusciti a sottrarci e abbiamo dovuto scegliere di rinunciare: agli affetti, alle abitudini, ai vizi, alla libertà.
Costrette a stare nelle nostre case, noi che non ci siamo neanche scelte. Appoggiate ai davanzali e con il naso incollato al vetro guardavamo i parchi vuoti con la rabbia di chi non vuol sentire, capire. Ci siamo dovute fermare, come una battuta d’arresto in un tempo sospeso che non ci sapeva di niente e che ci ha costrette a concentrarci su di noi, ad ascoltarci e a ripensarci. Un’operazione che alle volte ci ha fatto anche più spavento di questo virus. Eppure, più che a smettere di avere paura abbiamo voluto imparare a tremare. Ed è allora che lentamente abbiamo spostato lo sguardo da tutte quelle abitudini che ci tranquillizzavano, soprassedendo al rancore e riscoprendo ciò che abbiamo spesso trascurato, lasciandoci alle spalle le finestre e le persiane, portandoci all’interno. Come i bambini quando osservano il mondo per la prima volta, con la stessa sana curiosità, abbiamo imparato a guardare quello che da sempre avevamo di fronte. L’appartamento a volte ci è sembrato stretto e allora noi abbiamo imparato a prestare il nostro sguardo a chi con urgenza cercava una tana. Con un po’ di allenamento i nostri sorrisi sono diventati sempre più grandi, abitabili e forse adesso ci viene più difficile porgere la mano ma, nonostante questa mascherina che ci taglia il fiato, ci siamo allenate per sorridere con gli occhi. Tra compagne ci siamo interrogate e, alle volte, stropicciate un po’ la faccia, riscoprendone una nuova, curiosando oltre i nomi consumati con cui amiamo parlare di noi, degli altri, delle cose. Bizzarro come può diventare oro tutto questo tempo altro, diverso, strano…”

L’antidoto per il COVID…. e non solo

 

La vicenda del Covid, oggi tutt’altro che conclusa, ha influenzato tutti e, purtroppo, continuerà a farlo ancora a lungo.

Ma passando oltre a tale ovvietà, all’interno della Comunità NPIA di Omada ha anche permesso di attivare energie e soluzioni nuove al fine di fare fronte ai cambiamenti imposti dalla Pandemia. L’effetto principale ha riguardato la possibilità di utilizzare il “gruppo” di lavoro come strumento e risorsa straordinaria per poter “vedere oltre all’ostacolo”. Nella scorsa primavera abbiamo affrontato mesi faticosi, uno stravolgimento per tutti, turni di lavoro rivoluzionati, riorganizzazione generale della comunità, nuove regole, procedure, nel tentativo di garantire al massimo la sicurezza delle ragazze, di operatori e clinici.
Questo sforzo comune e collettivo ha permesso un salto di integrazione che era ancora necessario dover fare nella nostra giovane esperienza, mettendo in connessione, ancora più stretta, tutti i professionisti presenti.
Si sono cercati nuovi strumenti di lavoro (riunioni da remoto, tra noi e/o con servizi esterni…), si è riorganizzato il “tempo” in CT con le pazienti, tutte presenti vista la chiusura prolungata delle scuole, attivate le video-lezioni per tutte, ecc.
Il lockdown primaverile ha comportato che gli operatori non avessero spazi “altri” oltre al lavoro, si è offerto a tutti la possibilità strutturata di un confronto con un consulente esterno, come modalità per poter gestire lo stress derivante dalla situazione che si era creata.
Quelle settimane sono trascorse per tutti, ragazze comprese, vivendo le giornate attraverso una differente gestione del “tempo”. Un tempo più lento, più dilatato, più condiviso. Momenti, come il pranzo o la cena, precedentemente vissuti con maggior frenesia e frammentazione a causa di impegni e orari differenti, sono diventati reali momenti di condivisione.
E’ questo solo un esempio, ma serve per comprendere quale sia l’aspetto che avevo intenzione di sottolineare maggiormente. Le giovani hanno potuto condividere con gli operatori, e con i familiari che incontravano attraverso

i dispositivi tecnologici, la medesima “attesa” di sviluppi desiderati: la pandemia ci ha posti tutti sullo stesso piano. Tale situazione di condivisione ha aiutato le stesse a reggere la fatica nel trascorrere delle settimane. Hanno compreso che, a differenza di altri loro coetanei isolati nei propri appartamenti cittadini, loro avevano un gruppo a disposizione, degli spazi propri e comuni, anche all’aperto. Avevano pertanto a disposizione delle risorse non scontate.
Oggi, a mesi di distanza, prosegue questo tempo anomalo che incide quotidianamente sul nostro lavoro, perché comporta la necessità di fare sintesi tra il mandato istituzionale che abbiamo in quanto struttura sanitaria, ovvero la ricerca di un benessere psicofisico delle ragazze attraverso azioni mirate cliniche ed educative, e l’esigenza di preservare le stesse e l’intera organizzazione dai rischi di una eventuale diffusione del contagio. Tutto ciò può apparire evidente e scontato, ma implica una dialettica interna costante al fine di individuare un punto di equilibrio tra queste differenti istanze, nel rispetto delle normative generali e specifiche emanate ad hoc dalle differenti istituzioni. Se la risposta alla nostra naturale paura, smarrimento e irritazione di fronte alla Pandemia è che “siamo qui per le ragazze”, si ritorna a vedere il motivo per cui ci siamo impegnati in questo lavoro e a riprendere un processo di crescita; in caso contrario ci si potrebbe paralizzare. Rimane, di fatto, che l’antidoto alla paralisi causata dalla paura o dalla rabbia – e non solo per il Covid – resta sempre la dialettica appena citata.
L’auspicio è che, in fondo, oltre alla fatica che ancora sperimentiamo, questo lungo periodo di crisi sia un’occasione importante di crescita collettiva per l’equipe di Omada e di significativo consolidamento condiviso della nostra identità. Tale processo implica un’autoattribuzione di appartenenza sempre più diffusa e riconosciuta dal gruppo di lavoro, nella diversità di professioni e di sensibilità personali.

Paolo Cereda – Coordinatore “Omada”

L’importanza del gruppo

Salve a tutti, con questa lettera vogliamo raccontare come abbiamo vissuto la quarantena nella Comunità Educativa Sestante. Viviamo in questa Comunità di Villaluce da circa 4 anni: essendo una realtà diversa e a volte poco considerata, ci tenevamo a far conoscere anche il nostro vissuto.

Come tutti sappiamo, il lockdown è stato un momento difficile e molto strano per tutti. Nonostante i mesi trascorsi completamente lontane dai nostri famigliari e amici siano stati duri, abbiamo scoperto l’importanza del gruppo come supporto e riscoperto la bellezza delle piccole cose.

In questi mesi ci è capitato più volte di vedere quanto il gruppo fosse fondamentale: una delle ragazze, per esempio, ha avuto la sfortuna di avere una polmonite nel bel mezzo dell’epidemia, niente di collegato al virus in circolazione non preoccupatevi! In ogni caso, questa situazione ha fatto emergere il gruppo come fonte primaria di allegria e supporto. La ragazza è stata in isolamento durante la quarantena per evitare ogni contatto e le altre pur di aiutare la compagna facevano cambi di letti, mangiavano tutte in cucina, seppur piccola, e quando passavano dalla sala si fermavano a parlare con lei anche se attraverso la porta – come per dire: “Hey, io ci sono!”. Questo episodio forse è stato il più drastico, ma è per farvi capire come il gruppo, anche nelle situazioni più fastidiose e difficili, sia sempre stato capace di aiutare e supportare. Ad un certo punto della quarantena, però, stava diventando tutto troppo pesante: per esempio, stare sempre insieme alle stesse persone, seguire le video lezioni oppure il fatto di fare la psicoterapia in casa. Per quanto grande fosse la casa, infatti, non c’era abbastanza intimità per parlare liberamente delle nostre questioni private, anche se confrontandoci tra di noi abbiamo cercato di rispettare il più possibile ognuna gli spazi delle altre. Oltre alle cose difficili, abbiamo potuto scoprire tante parti di noi stesse, delle compagne e educatrici.

Crediamo che questa quarantena sia servita molto a farci riflettere e farci prendere una pausa dalla frenesia di Milano. Anche se a volte è stato davvero faticoso, abbiamo avuto il modo di fermarci e guardarci dentro e attorno. Prima di questa esperienza, avevamo smesso di credere nel gruppo e all’inizio della quarantena ci siamo un po’ isolate senza condividere le nostre fatiche. Portarsi tutti i pesi da soli però è difficile in qualsiasi caso e, proprio quando pensavamo che i rapporti fossero superficiali, le ragazze e le educatrici ci hanno dimostrato il contrario: dalla compagna che ti porta il caffè quando studi troppo, a quella che ti parla quando non riesci a dormire o quella che apposta ti stuzzica per farti un po’ ridere. Le educatrici hanno cercato di comprendere le nostre fatiche e parlarci anche una ad una e questo ha aiutato molto nel rapporto individuale con loro. Ci siamo aiutate, venute incontro e un po’ “modificate” a vicenda e la cosa più bella è che non l’abbiamo nemmeno fatto apposta: nella nostra spontaneità di fare dei piccoli gesti, ci siamo aiutate in grande.

Sicuramente sarà un anno che non dimenticheremo: se pensiamo alla quarantena ci vengono in mente le sere a ballare tra di noi, quelle a parlare di cose serie e non, i 2 compleanni festeggiati qui in casa, le risate, gli abbracci, i pianti.
Ci porteremo dentro tutto perché, per quanto faticosa, questa quarantena ci ha regalato e insegnato molto: siamo più consapevoli, sentiamo maggiormente l’affetto delle nostre compagne ed educatrici, viviamo la vita fuori diversamente e, tornando a casa, sappiamo che qualsiasi cosa possa succedere fuori, a Casa andrà tutto bene.

Un saluto dalle ragazze della Comunità Educativa Sestante.

Ce la faremo solo INSIEME!

La situazione che stiamo vivendo ha messo tutta la società civile in grande difficoltà. AGB Onlus non ferma la sua missione, ma si è dovuta ripensare per comprendere come affrontare una emergenza sanitaria che è diventata anche una devastante emergenza sociale!Per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale (comunità educative residenziali e neuropsichiatria infantile per adolescenti), l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.

Per le più di 70 ragazze accolte in AGB – Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada – “stare a casa” ha significato stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici. Continuiamo a cercare di mettere in campo ogni sforzo per far vivere alle ragazze che accogliamo questo tempo sospeso in modo costruttivo, creativo, proficuo.
Non solo, è anche una occasione per affiancarle nel difficile compito di maturare responsabilità civili e sociali che fanno parte del nostro essere cittadine.
E noi, ci siamo chiestii, come viviamo il nostro “frattempo” nell’attesa che un qualche cosa cambi, nell’attesa di vedere uno spiraglio? Viviamo questo “frattempo” nella fede e nella speranza oppure siamo persone smarrite, impaurite, preoccupate, spaventate?
Questo “frattempo”, che speriamo di non dover mai più rivivere, quali scelte dolorose ma essenziali e necessarie ci ha costretto a compiere come comunità religiosa e come comunità educativa?

Come comunità educativa abbiamo scelto che gli operatori laici si spostassero il meno possibile e noi, ragazze e suore rimanessimo ferme nelle nostre Sezioni, chi in Omada, chi in Casa del Sorriso e chi in Villaluce. Tutti insieme, ragazze, operatori e suore, e soprattutto tutti gli educatori che sono le persone maggiormente coinvolte, abbiamo deciso di trasformare la residenzialità che prevede molta socializzazione, in stanzialità; scelta improrogabile sia dal punto di vista pedagogico che strutturale proprio perché dobbiamo “restare a casa”. E qual è la casa delle nostre 70 adolescenti che non hanno altra casa se non le comunità educative o la comunità di neuropsichiatria?
Questa difficile ed onerosa scelta ci ha dato la conferma e la dimostrazione dell’importanza del lavoro di rete che portiamo avanti da anni. Nessuno si è sentito costretto a fare questa scelta ma ognuno di noi l’ha fatta perché spinto da un forte aspetto motivazionale – l’amore verso le ragazze e l’amore per la propria professione e, per chi crede, l’amore per Gesù che in questo momento ci accompagna nella sofferenza. Abbiamo così dovuto predisporre una differente turnazione di tutti gli operatori i quali, a loro volta, hanno dovuto necessariamente “stravolgere” la propria vita privata. Solo qualcuno dei nostri operatori ha lavorato in smart working perché queste sono comunità educative, non uffici… ci sono ragazze, non carte. Così come agli operatori, un grossissimo sacrificio è stato richiesto anche a ciascuna ragazza che si è vista, dalla sera alla mattina – nel senso concreto del termine – obbligata a non poter più fare, come tutti, alcuno spostamento. 
Spazi strutturali e tutti i momenti della vita quotidiana sono stati riprogettati e rimodulati facendo sempre estrema attenzione ai vari decreti. Per le ragazze questo cambiamento ha significato una “sospensione di vita”, ben sapendo quanto siano preziose le ore nel tempo in cui gli adolescenti sono chiamati a crescere preparandosi ad una vita adulta, autonoma, consapevole.

Ogni giorno tutte le équipe educative si sono incontrate per organizzare con le ragazze, sempre uniche protagoniste, la giornata da trascorrere. L’istituzione scolastica, con le sue lezioni, compiti ed interrogazioni le ha tenute molto impegnate e di questo la ringraziamo; non tutte le settanta ragazze però avevano un Pc o uno smartphone a disposizione, ed allora ecco che i cellulari personali, e i cellulari di servizio sono diventati strumenti fondamentali, importantissimi. La presenza delle ragazze nei giardini, più o meno grandi, delle tre Sezioni viene gestita evitando assembramenti e regolamentando gli orari; si inventano gare con giochi da tavolo, gare di cucina, concorsi di fotografia, gare di ballo… L’incontro settimanale in cappella per una preghiera tiene conto anch’esso delle misure di sicurezza così da non privarci di questo spazio di incontro che fa un gran bene al cuore di ciascuna.
Ogni angolo della casa e delle comunità è dotato di igienizzanti, disinfettanti, guanti usa e getta, termometri per misurarsi la temperatura…e cartelli che dicono come bisogna comportarsi e spiegano la continua raccomandazione di lavarsi le mani più volte al giorno… Per fortuna che gli adolescenti amano la vita e queste misure igienico sanitarie vengono da loro vissute come una tutela per la loro salute. D’altra parte è così in tutto il mondo! A tutto il personale delle tre sezioni, AGB ha fornito i presidi di protezione e viene chiesto loro di utilizzarli. Così con la mascherina si è dovuto imparare a gestire la relazione solo con gli occhi; occhi che sono diventati sempre più espressivi perché devono sostituire la gestualità, l’abbraccio e la voce che non è più “quella di prima”, ma è velata anch’essa dalla mascherina e non esprime più, con la stessa tonalità di prima, la fermezza di un rimprovero o la gioia di una conquista. E per tutti, ragazze, operatori laici e religiose, responsabili di Sezione, quanta stanchezza emotiva, ma quanta creatività italiana e quanta certezza che “insieme ce la faremo!”

E ce la faremo anche perché le nostre ragazze sono delle grandi!

Emergenza covid 19

Emergenza Sanitaria = Emergenza Sociale

In questo momento così difficile e delicato, AGB Onlus non ferma la sua missione.

Infatti, per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale, l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.
Per le più di 70 ragazze accolte in AGB –  Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada –  “stare a casa” significa stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia, con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici.

La gestione dell’emergenza ci ha costretti a pensare a come sviluppare un sistema di precauzioni, a ripensare all’uso degli spazi, alla gestione del tempo, all’organizzazione delle attività scolastiche ed extra-scolastiche, alle strutturazioni delle équipe educativa, ad un modo diverso di relazionarci “come gruppo” senza dimenticare gli obiettivi dei Progetti personali di ciascuna giovane.
Questo ha comportato spese ingenti per la nostra Associazione, che ha voluto mettere in campo tutte le azioni possibili per tutelare la salute delle ragazze e delle educatrici: dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale alla sanificazione degli spazi, dal potenziamento delle reti wi-fi all’acquisto di pc e tablet per permettere alle giovani di continuare a seguire i loro percorsi scolastici.

I costi che stiamo affrontando, sommati alle perdite derivanti dai mancati inserimenti in comunità e dalla diminuzione dei finanziamenti per nuovi progetti, determinano per noi una fase di grande difficoltà economica, da cui non sarà semplice riemergere.
Per continuare a portare avanti il nostro servizio permettendo alle ragazze allontanate dalla famiglia di avere una casa dove stare, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto.

AFFRONTIAMO UNITI QUESTA EMERGENZA SOCIALE, PER RICOSTRUIRE INSIEME UN FUTURO DI SPERANZA PER TUTTI E TUTTE.

Anche una piccola donazione è un grande gesto per noi

Cod.IBAN IT 34 I 05034 01631 0000 0001 2923

Banco BPM s.p.a

Causale: Emergenza Covid-19

Una buona collaborazione

Tra i nostri obiettivi educativi più importanti, e al tempo stesso più difficili, vi è quello di preparare le nostre ragazze adaffrontare il mondo del lavoro (che è il mondo degli adulti!).

Non possiamo attendere che compiano 18 anni per iniziare a farlo…dobbiamo cominciare quando sono ancora minorenni, affinché apprendano le competenze trasversali essenziali per potersi inserire, alla maggiore età, nel mondo del lavoro e nella società.

Grazie alla collaborazione con Albero del Pane, negli ultimi anni abbiamo potuto inserire le ragazze, non impegnate in un corso di studi, in stage presso la pasticceria Angolo Dolce. L’obiettivo è che si sperimentino e acquisiscano competenze quali la puntualità, la costanza, la precisione nello svolgere le mansioni, oltre a un corretto assetto relazionale con colleghi e responsabili. Inoltre le ragazze provano l’importanza di effettuare un lavoro che prevede rispetto e precisione.

L’Albero del Pane elargisce una retribuzione alle ragazze; è questo un aspetto essenziale perché, oltre a valorizzare il loro impegno, offre loro l’occasione di comprendere il valore del guadagno con la possibilità di accantonare un piccolo risparmio gestito con le loro educatrici. Per noi la collaborazione con l’Abero del Pane è un’opportunità preziosa, poiché non esistono possibilità analoghe di avviamento professionale per ragazze minorenni e studentesse.

Albero del Pane è una Cooperativa Sociale nata per permettere a giovani di ricreare le condizioni per potersi reinserire in percorsi scolastici e formativi, offrendo loro esperienze lavorative nel campo della produzione dolciaria

Un gemellaggio speciale

Venerdì 8 novembre la nostra Associazione ha avuto il privilegio di firmare l’Atto di Gemellaggio con altri Enti del Terzo Settore nel panorama milanese.

Oggi fanno parte di questo gruppo Fondazione Asilo Mariuccia, Società Umanitaria, Associazione Pane Quotidiano, Croce Rossa – Comitato Provinciale di Milano, Associazione City Angels, Villaggio della madre e del fanciullo, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Istituto dei Ciechi di Milano, Associazione CAF, La Cordata Cooperativa Sociale, AGB Onlus.
Tutte istituzioni milanesi che hanno scelto come missione l’aiuto sollecito, la comprensione, la collaborazione generosa e la volontà di trovarsi insieme al servizio della comunità con al centro la persona. Luoghi che vogliono costruire la speranza del convivere sereno e di un futuro desiderabile per tutti.

Lo scopo di questo gemellaggio è creare una rete, sviluppare sinergie, mettere in comune le risorse in termini di conoscenza e strategie per il bene collettivo, pur mantenendo l’autonomia di ciascun Ente coinvolto.

La scuola oltre i confini

Prosegue la collaborazione di AGB Onlus con il C.I.D.I. (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Milano e gli altri 70 partner coinvolti nel progetto Oltre i confini. Un modello di scuola aperta al territorio, uno dei vincitori del Bando Adolescenza dell’Impresa Sociale Con i Bambini.

Il progetto mira a costruire un’alleanza educativa stabile tra scuola, studenti, famiglie e le risorse educative presenti sul territorio e si propone di affrontare la lotta alla dispersione con un approccio globale, basato su un intervento che ha come base l’offerta formativa integrata tra tutti i soggetti coinvolti.

L’anno appena trascorso ci ha visti impegnati in prima linea nella scuola secondaria di primo grado di via Scialoia, dove abbiamo proposto percorsi psicopedagogici sulle emozioni per gli studenti e incontri di supporto al ruolo educativo per genitori e docenti. Una bella esperienza che si svilupperà ulteriormente nel prossimo biennio!

Estate: per Villaluce quarta stagione educativa

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più! È crescita, scoperta, socializzazione, apprendimento. È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove.

Dopo le fatiche dell’anno scolastico, che ha visto la promozione di un buon numero di ragazze, le giovani erano molto stanche, ma nello stesso tempo soddisfatte. Coloro che sono state “rimandate a settembre” si sono impegnate per recuperare e per colmare le lacune con l’aiuto dei volontari dello Spazio Giovani.

Le “prevacanze” sono arrivate quasi subito: la Comunità Educativa Libra, con l’équipe di educatrici al completo, è partita a giugno alla volta di Marina di Bibbona. Le educatrici e le ragazze hanno deciso di animare la vacanza con un gioco: si sono divise in due squadre, ognuna incaricata di compiti e sfide diverse. Ad esempio, una squadra si è preparata per fare da guida al gruppo durante la visita a Lucca, l’altra squadra è stata incaricata di presentare Pisa, e così hanno fatto anche con altri luoghi che il gruppo ha visitato. Tante sono state le attività, dalle lunghe biciclettate ai bagni in mare, che hanno visto “sfidarsi” le due squadre a suon di punti e penitenze.

A inizio luglio invece è stato il turno della “prevacanza” della Comunità Educativa Vela e di quella di Andromeda. Le ragazze di Vela, insieme alle loro educatrici, sono state in campeggio ad Ameglia (Liguria) godendosi la divertentissima animazione fornita dalla struttura: giochi, spettacoli e baby dance! La Comunità Educativa Andromeda ha scelto come destinazione un agriturismo semplice e accogliente, immerso nella natura dell’entroterra toscano, gestito da una fantastica nonnina che ha ospitato il gruppo con tanta cura e attenzione e si è molto affezionata alle ragazze: alla fine della vacanza, salutandole, si è commossa e le ha invitate a tornare ancora! Nella seconda metà di luglio, grazie all’ospitalità di un nostro amico Sacerdote, un intergruppo composto di 9 ragazze, 3 educatrici e un volontario ha vissuto l’opportunità di scoprire un’isola stupenda: l’Isola d’Elba!

Un secondo intergruppo è partito invece ad agosto per la Val Viola, dove una famiglia amica della nostra Associazione ha messo a disposizione la sua baita tra le montagne. Contemporaneamente il terzo intergruppo, composto dalle ragazze più grandi, è partito per un’esperienza di volontariato a Lourdes, presso la “Cité Saint-Pierre”, un luogo di accoglienza nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi il costo di un albergo a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di soggiornare nel territorio dove è apparsa la Vergine Maria. La Cité è un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito le nostre ragazze, accompagnate dalle educatrici, hanno fatto le volontarie in questa grande Casa, che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero.

Durante i periodi di permanenza a Milano, le ragazze sono state impegnate in programmi di studio personalizzati e di recupero materie scolastiche, sempre supportate dai volontari dello Spazio Giovani, e in gite e iniziative di un giorno fuori porta: al parco acquatico, a siti storici lombardi, a Stresa, al Mottarone…

Alcune ragazze inoltre si sono sperimentate anche in esperienze individuali: per esempio in campi estivi, o con le “famiglie amiche” di volontari, o presso i campi organizzati dall’Associazione Libera Contro le Mafie. Altre ragazze ancora hanno avuto l’opportunità di trascorrere qualche giorno con la propria famiglia. Infine, un numero significativo di giovani ha scelto di rimanere a Milano per svolgere uno stage estivo e per sviluppare le proprie competenze professionali.