Il nostro lavoro ha bisogno di cura!

Mancano gli educatori. La carenza di risposte e le scarsissime candidature quando le Comunità educative cercano nuovi operatori è oggi allo studio di commissioni composte da esperti nel campo educativo. Vengono studiati i motivi cercando i molti fattori che incidono sulla mancanza di Educatori per poter affrontare questo problema con possibili soluzioni. Molte sono le voci che formano un coro di richiesta di attenzione rivolto alle autorità preposte. La scarsità di personale, infatti, mette in crisi le Comunità educative, le strutture che collaborano con il Tribunale per i Minorenni e i Servizi sociali a cui i minori sono affidati, sostenendo le situazioni fragili da cui provengono e accogliendo giovani con famiglie, storie di vita, culture e problematiche differenti. Una educatrice racconta: “Il nostro lavoro ha bisogno di cura. Dobbiamo poter rispondere in modo creativo a bisogni specifici dei ragazzi che vengono accolti. Insieme a ognuno di loro va costruito passo dopo passo, con flessibilità, un progetto che lo incoraggi a essere responsabile di se stesso.” L’educatore è un lavoro meraviglioso, andrebbe raccontato di più. Ma i “ragazzi scomodi” spaventano e non attirano. Deve essere capita la bellezza di lavorare con loro e per loro. Bisogna essere pronti a non spaventarsi davanti alla crescente rabbia degli adolescenti. Non si impara sui libri la capacità di avvicinarsi ma anche di prendere le distanze in certi momenti per poter dettare le regole. Per contribuire a sostenere gli operatori già in attività e rafforzare le loro capacità professionali, UNEBA, Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale, ha messo a punto un piano formativo per Operatori di Settore nella relazione d’aiuto Area Minori. La Coordinatrice Commissione Nazionale Minori e la Coordinatrice Commissione Minori Regione Lombardia sono operatori dell’Associazione Gruppo di Betania Onlus. Nell’introduzione all’offerta formativa si legge che quando un bambino o ragazzo viene seguito nell’ambito di un contesto di aiuto a causa di situazioni di fragilità e/o pregiudizio, il compito di chi lo accoglie può essere straordinariamente difficile. Coloro che sopravvivono ad esperienze sfavorevoli possono infatti mettere a dura prova chi si occupa di loro, nonostante le buone intenzioni di questi ultimi. E nelle situazioni più complesse, si possono innescare dinamiche relazionali disfunzionali che possono determinare esiti negativi da un punto di vista emotivo e comportamentale. L’obiettivo raggiunto del percorso formativo è stato discutere le modalità di funzionamento di questi bambini e ragazzi, riflettere sulle risorse e sui limiti dell’azione educativa e fornire spunti teorici e di intervento per l’educatore impegnato con questo difficile compito. Hanno partecipato educatori, operatori psicosociali, mediatori familiari, counselor e tutte le figure professionali impegnate nella relazione d’aiuto. Il corso si è sviluppato attraverso una metodologia didattica e interattiva che prevedeva , accanto a imput teorici e metodologici, esperienze pratiche e buone prassi. I temi trattati sono stati approfonditi con esperti nel campo. I formatori erano una psicologa, una pedagogista ed un’educatrice professionale. La forza del percorso è stata proprio l’esperienza diretta che i formatori avevano nel lavoro in comunità con i ragazzi. Il corso si è concluso con la richiesta di proseguire, almeno periodicamente con momenti di confronto tra operatori delle diverse strutture.

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