Ce la faremo solo INSIEME!

La situazione che stiamo vivendo ha messo tutta la società civile in grande difficoltà. AGB Onlus non ferma la sua missione, ma si è dovuta ripensare per comprendere come affrontare una emergenza sanitaria che è diventata anche una devastante emergenza sociale!Per lo specifico servizio che offriamo in risposta ad un mandato sociale, umano, spirituale (comunità educative residenziali e neuropsichiatria infantile per adolescenti), l’attività non si può interrompere e continuiamo a portare avanti la nostra opera con ancora più dedizione e impegno di prima.

Per le più di 70 ragazze accolte in AGB – Villaluce, Casa del Sorriso ed Omada – “stare a casa” ha significato stare in Comunità o negli appartamenti sul territorio o negli alloggi verso l’autonomia con un nuovo gruppo di compagne di avventura e l’équipe di educatrici. Continuiamo a cercare di mettere in campo ogni sforzo per far vivere alle ragazze che accogliamo questo tempo sospeso in modo costruttivo, creativo, proficuo.
Non solo, è anche una occasione per affiancarle nel difficile compito di maturare responsabilità civili e sociali che fanno parte del nostro essere cittadine.
E noi, ci siamo chiestii, come viviamo il nostro “frattempo” nell’attesa che un qualche cosa cambi, nell’attesa di vedere uno spiraglio? Viviamo questo “frattempo” nella fede e nella speranza oppure siamo persone smarrite, impaurite, preoccupate, spaventate?
Questo “frattempo”, che speriamo di non dover mai più rivivere, quali scelte dolorose ma essenziali e necessarie ci ha costretto a compiere come comunità religiosa e come comunità educativa?

Come comunità educativa abbiamo scelto che gli operatori laici si spostassero il meno possibile e noi, ragazze e suore rimanessimo ferme nelle nostre Sezioni, chi in Omada, chi in Casa del Sorriso e chi in Villaluce. Tutti insieme, ragazze, operatori e suore, e soprattutto tutti gli educatori che sono le persone maggiormente coinvolte, abbiamo deciso di trasformare la residenzialità che prevede molta socializzazione, in stanzialità; scelta improrogabile sia dal punto di vista pedagogico che strutturale proprio perché dobbiamo “restare a casa”. E qual è la casa delle nostre 70 adolescenti che non hanno altra casa se non le comunità educative o la comunità di neuropsichiatria?
Questa difficile ed onerosa scelta ci ha dato la conferma e la dimostrazione dell’importanza del lavoro di rete che portiamo avanti da anni. Nessuno si è sentito costretto a fare questa scelta ma ognuno di noi l’ha fatta perché spinto da un forte aspetto motivazionale – l’amore verso le ragazze e l’amore per la propria professione e, per chi crede, l’amore per Gesù che in questo momento ci accompagna nella sofferenza. Abbiamo così dovuto predisporre una differente turnazione di tutti gli operatori i quali, a loro volta, hanno dovuto necessariamente “stravolgere” la propria vita privata. Solo qualcuno dei nostri operatori ha lavorato in smart working perché queste sono comunità educative, non uffici… ci sono ragazze, non carte. Così come agli operatori, un grossissimo sacrificio è stato richiesto anche a ciascuna ragazza che si è vista, dalla sera alla mattina – nel senso concreto del termine – obbligata a non poter più fare, come tutti, alcuno spostamento. 
Spazi strutturali e tutti i momenti della vita quotidiana sono stati riprogettati e rimodulati facendo sempre estrema attenzione ai vari decreti. Per le ragazze questo cambiamento ha significato una “sospensione di vita”, ben sapendo quanto siano preziose le ore nel tempo in cui gli adolescenti sono chiamati a crescere preparandosi ad una vita adulta, autonoma, consapevole.

Ogni giorno tutte le équipe educative si sono incontrate per organizzare con le ragazze, sempre uniche protagoniste, la giornata da trascorrere. L’istituzione scolastica, con le sue lezioni, compiti ed interrogazioni le ha tenute molto impegnate e di questo la ringraziamo; non tutte le settanta ragazze però avevano un Pc o uno smartphone a disposizione, ed allora ecco che i cellulari personali, e i cellulari di servizio sono diventati strumenti fondamentali, importantissimi. La presenza delle ragazze nei giardini, più o meno grandi, delle tre Sezioni viene gestita evitando assembramenti e regolamentando gli orari; si inventano gare con giochi da tavolo, gare di cucina, concorsi di fotografia, gare di ballo… L’incontro settimanale in cappella per una preghiera tiene conto anch’esso delle misure di sicurezza così da non privarci di questo spazio di incontro che fa un gran bene al cuore di ciascuna.
Ogni angolo della casa e delle comunità è dotato di igienizzanti, disinfettanti, guanti usa e getta, termometri per misurarsi la temperatura…e cartelli che dicono come bisogna comportarsi e spiegano la continua raccomandazione di lavarsi le mani più volte al giorno… Per fortuna che gli adolescenti amano la vita e queste misure igienico sanitarie vengono da loro vissute come una tutela per la loro salute. D’altra parte è così in tutto il mondo! A tutto il personale delle tre sezioni, AGB ha fornito i presidi di protezione e viene chiesto loro di utilizzarli. Così con la mascherina si è dovuto imparare a gestire la relazione solo con gli occhi; occhi che sono diventati sempre più espressivi perché devono sostituire la gestualità, l’abbraccio e la voce che non è più “quella di prima”, ma è velata anch’essa dalla mascherina e non esprime più, con la stessa tonalità di prima, la fermezza di un rimprovero o la gioia di una conquista. E per tutti, ragazze, operatori laici e religiose, responsabili di Sezione, quanta stanchezza emotiva, ma quanta creatività italiana e quanta certezza che “insieme ce la faremo!”

E ce la faremo anche perché le nostre ragazze sono delle grandi!

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