Estate: una stagione per crescere!

L’estate a Villaluce non è solo divertimento, è molto di più!

Per le ragazze accolte infatti…

È CRESCITA, SCOPERTA, SOCIALIZZAZIONE, APPRENDIMENTO.



È una preziosa occasione per sperimentare esperienze spesso completamente nuove: gite culturali, l’apprendimento di una lingua straniera, tirocini, vacanze di gruppo, percorsi formativi, corsi sportivi.
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Associazione Gruppo di Betania Onlus

Iban: IT 70 A 08440 20400 0000 0002 8281 – Banca di Credito Cooperativo di Carate Brianza                              

Causale: attività estive 

Chi me lo fa fare!

Ha preso il via un nuovo cammino di formazione per i Volontari de “Il Melograno Onlus”, pensato per ravvivare la passione nel servizio alle nostre ragazze da parte di chi da anni o da pochi mesi offre tempo e amorevole dedizione. L’idea di rinnovarci è nata semplicemente dall’ascolto di ciascuno di loro. Ci siamo suddivisi in piccoli gruppi condotti dalla responsabile del Servizio di Volontariato e da altri educatori di AGB. Chi volesse aggiungersi è ancora in tempo! Ci raccontiamo esperienze passate e in corso, criticità ed elementi positivi, mettendo a fuoco i punti essenziali del modello educativo di Villaluce, aiutati da alcune indicazioni del Progetto Istituzionale di AGB e dagli strumenti di lavoro dei nostri educatori. Sono previsti anche momenti di confronto con esperienze o modelli educativi di altre realtà, che ci offriranno nuovi spunti di riflessione. Da dove partire? Dalla domanda di fondo che è necessario porci continuamente e che prima o poi anche le ragazze rivolgono ad ogni volontario: “Chi te lo fa fare?”.

Ecco alcuni pensieri emersi nei primi incontri:

“Il mio servizio a Villaluce? Potrei riassumerlo così: la gioia di condividere con un’adolescente un pezzetto di cammino verso la sua vita adulta (Laura).”

“Ogni volta torniamo a casa stracotti, non possiamo negarlo, ma non lo facciamo vedere, tantomeno ai figli… A loro diciamo che ci prendiamo il mercoledì sera come la nostra serata di coppia, come se Lucia ed io ce ne andassimo al ristorante o al cinema…Poi quello che facciamo è un affare nostro. E noi pensiamo che questa esperienza sia un’ottima occasione per non chiuderci nella nostra vita di famiglia ma allargare il cuore sull’umanità, e di sicuro per noi è un grande dono (Lucia e Servilio)”.

“Dio me lo fa fare. Ed è un dono. Io non ho grandi contatti con la realtà delle ragazze. Ma mi sento parte della loro vita. Magari in sordina caricando e scaricando derrate alimentari. Ma sapendo ed immaginando di aver umilmente partecipato alla gioia di vivere un pranzo o una cena in serenità. Noi della colletta alimentare siamo grati anche a quelli che preparano i bancali con attenzione e cura senza conoscere le realtà dove quei prodotti finiranno”. “Oggi il termine rete identifica una struttura intercomunicante diffusa, ma a volte spersonalizzata. Qui c’è di più. Qui io ho trovato comunione! Nei progetti, nell’organizzazione, nella struttura, nelle persone, ma soprattutto negli sguardi loro e nostri. Nel salutarci, nello scambiare due chiacchiere. Insomma nell’esserci. Perché lo faccio? Perché io sono come loro e le ragazze sono come me. Ognuno con le sue mansioni, ma tutti insieme parte di un unico progetto (Luca).”

Diario del nostro pellegrinaggio a Lourdes

Con questo “diario di bordo” le ragazze di Villaluce hanno voluto condividere i loro pensieri e il loro vissuto durante il pellegrinaggio a Lourdes.

Giovedì 28 marzo
Il nostro pellegrinaggio è iniziato alle 4 di un mattino di marzo, con partenza da Villaluce: siamo partite con i pranzi al sacco e il nostro zainetto fluorescente, uno a testa, regalato dalle educatrici. Siamo un gruppo molto particolare: ragazze, ex ragazze, operatori, volontari riempiono il pullman che ci avrebbe portato alla nostra destinazione. Il viaggio è lunghissimo (14 ore), ma tra pisolini, soste, giochi e lunghe conversazioni scorre abbastanza velocemente… Il momento più bello è stato quando Suor Brunella ha tirato fuori la chitarra e abbiamo cominciato a cantare tutte insieme. Gli adulti sono rimasti stupiti quando hanno visto che anche noi ragazze conosciamo canzoni come “Azzurro” e “Il gatto e la volpe”!

Alle otto di sera arriviamo a destinazione e ci rendiamo conto subito che non è un albergo ma un posto speciale, chiamato “Cité Saint-Pierre”. È un luogo di accoglienza, nato con l’obiettivo di ospitare le persone che, a causa dei pochi mezzi, non possono permettersi l’alloggio a Lourdes malgrado il loro profondo desiderio di raccogliersi nei luoghi di apparizione della Vergine Maria. È un luogo di fraternità per tutti, radicato nello spirito evangelico che presuppone accoglienza, gratuità, scambio, solidarietà, come Gesù stesso li ha vissuti ed insegnati. Con questo spirito i volontari ci accolgono per la cena, in questa casa che ogni anno ospita 70.000 persone dal mondo intero. Dopo cena e dopo la Messa, siamo crollate nei nostri letti… Che giornata lunga!

Venerdì 29 marzo
Ci svegliamo presto e, dopo la colazione, ci rechiamo alla cappella della Citè per la preghiera delle Lodi: ringraziamo della giornata che sta iniziando. Dopo la Messa, scendiamo in paese, al Santuario: entrare lì è emozionante, c’è un silenzio che dà un senso di pace… La prima meta della visita al Santuario sono le Piscine, è una tappa importante, immergersi nell’acqua che Bernadette ha trovato su invito della Madonna… L’acqua è davvero fredda (12 gradi!), le dame ti scortano nella tua passeggiata nella vasca sino in fondo, dove ti immergono sino al collo. Sarà l’emozione, sarà l’acqua fredda, ma è una sensazione davvero molto forte. Dopo facciamo un giro per visitare le chiese del Santuario. Risaliamo a Citè Saint Pierre per il pranzo e successivamente abbiamo una visita guidata della Citè. Alle 15.00 si riscende al santuario, andiamo a visitare la casa paterna di Bernadette (il Mulino di Bouly) e la casa il Cachot dove si sono trasferiti poiché rimasti in estrema povertà…infatti non è proprio una casa ma è una piccola porzione di carcere che è stato concesso alla famiglia Soubirous.

Iniziamo ad essere stanche perché per arrivare alle case abbiamo camminato molto. Tornate al Santuario abbiamo la nostra Messa alla Cripta del Santuario… ma ora siamo libere di fare shopping! È uno shopping particolare, non certo vestiti e trucchi, ma piccole Madonnine che possiamo andare a riempire con l’acqua benedetta. Risaliamo alla Citè, è l’ora della cena. Subito dopo cena ci ritroviamo per la nostra personale processione aux flambeaux. Qui è “bassa stagione”, quindi Lourdes è un po’ “tutta per noi”, è quasi deserta: questo ci aiuta a restare raccolti e vicini tra di noi. Noi ragazze non ne possiamo più di camminare!
L’idea di scendere con i flambeaux ci alletta, certo… ma poi si deve risalire!!! Suor Franca riconoscendo la nostra stanchezza ci promette che ci farà risalire con il taxi…allora andiamo!!!! Ma, alla fine, nessuna di noi ha voluto prendere il taxi, perché la fatica di camminare, pregare, stare, abbiamo voluto viverla insieme alle suore, agli operatori, agli amici di Villaluce….insieme nella fatica con un grande affetto che ci lega.

Sabato 30 marzo
Ci svegliamo alle 7.30, liberiamo le stanze e carichiamo le valigie sul pullman. Dopo la colazione abbiamo l’ultima Messa nella Cappella della Citè… Ciao Lourdes, Ciao Madonnina! Siamo tristi di partire, ma torneremo presto…
Sui muri della Citè, insieme alle riflessioni lasciate da tutti i pellegrini, abbiamo scritto alcune frasi: “abbiamo scoperto che camminare tanto, per giorni e giorni, accende la fede!!! Grazie per la vostra accoglienza”, “permanere nell’amore e rimanere fedeli agli insegnamenti di Dio come la pioggia feconda la terra e come gli animali riconoscono il dono della vita”.

logo Uneba

Minori, mancano fondi per le Comunità

Riportiamo un passo tratto da un appello scritto dalla commissione Uneba Minori lombarda, che segnala grande preoccupazione alla luce dell’attuale convenzione con il comune di Milano

In un clima economico e sociale sempre più teso, il riconoscimento dei diritti e la tutela dei bambini e dei ragazzi si scontra con il problema delle risorse, rischiando di svanire tra le priorità dell’agenda politica. Uneba rappresenta e dà voce ad una rete di realtà storiche del privato sociale che si occupano quotidianamente di famiglie e minori, e per questo motivo desidera sollecitare un dibattito civile e politico sul tema dei diritti di cura del minore in comunità, per l’ormai evidente difficoltà di molti Enti associati a sostenere adeguatamente i giovani più bisognosi della città di Milano.

Gli operatori del “Terzo settore” si impegnano da sempre affinché, anche quando inevitabile, l’allontanamento temporaneo dalla famiglia sia il più breve possibile: si prendono cura dei bisogni di crescita dei giovani, collaborano con il Tribunale e i Servizi sociali a cui i minori sono affidati e sostengono le famiglie fragili da cui provengono, perché possano quanto prima riprendere appieno le loro funzioni educative. Permettere ad ogni ragazzo di vivere nella propria famiglia è un valore e un obiettivo condiviso da tutti i professionisti che operano per la loro tutela.

Le Comunità vengono attivate quando le difficoltà familiari possono iniziare a rappresentare un serio e accertato pregiudizio per la salute e il diritto di crescere del minore, accogliendo ragazzi, famiglie, storie di vita, culture differenti. Si occupano di adolescenti da accompagnare ad un’autonomia personale e sociale, di bambini che necessitano di famiglie affidatarie, di ragazzi “non accompagnati” e, non ultimi, quelli che potrebbero ritornare in famiglia, a condizione di aiutarla a superarne le fragilità

#contagiamoci

#Contagiamoci! il confronto che genera speranza

Grazie all’invito di Fondazione Cattolica Assicurazioni, nostro partner in un importante progetto, il 23 e il 24 novembre 2018 abbiamo partecipato a “Contagiamoci!”, una preziosa occasione di confronto e riflessione nella suggestiva cornice della città di Verona.

#Contagiamoci! è più di un semplice evento: è il nome della rete composta da realtà di tutta Italia protagoniste nel settore del no profit che hanno dato vita a progetti a favore del benessere della comunità e ad imprese sociali in grado di autosostenersi e di creare lavoro in contesti complessi e delicati. È un network aperto e in costante crescita ed evoluzione, che vede la partecipazione di oltre 130 realtà che si danno appuntamento ogni anno all’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa per scambiarsi saperi e buone prassi, per riflettere sui valori condivisi e per generare concrete sinergie.

L’iniziativa prevedeva due intensi giorni di interventi di professionisti ed esperti, workshop, tavoli tematici e testimonianze intorno a un tema che ci sta molto a cuore: “Il rischio della libertà” – a sottolineare come oggi, in una società individualista e priva di ogni senso di appartenenza, sia davvero difficile perseguire la libertà intesa come autodeterminazione, libertà di pensiero, di movimento, libertà di aprirsi e accogliere. Dagli incontri in calendario è nata un’attenta analisi critica della società attuale, la speranza che sia possibile invertire la rotta e promuovere un’economia sana ed inclusiva e altri numerosi spunti su cui lavorare nel corso del prossimo anno e da cui partire per sviluppare progetti generativi.

Questa preziosa esperienza ci ha permesso di sviluppare e nutrire relazioni all’interno di una rete di realtà no profit eterogenea e stimolante, di rileggere ciò che facciamo quotidianamente attraverso i vissuti degli altri partecipanti e di trovare nuove risposte a nuovi bisogni.

Il bene è davvero contagioso!

AGB Onlus contro la dispersione scolastica

Scuola, famiglia e territorio: un’alleanza educativa per il futuro degli adolescenti

Agb Onlus si impegna da anni nella realizzazione di progetti in collaborazione con le scuole e con le famiglie, con l’obiettivo di combattere la dispersione scolastica e di valorizzare il ruolo dell’istruzione nella crescita di ogni adolescente.

Dei 590 mila adolescenti che a settembre hanno iniziato le scuole superiori statali, pieni di aspettative, speranze e progetti, più di 130 mila non arriveranno al diploma: questo è il dato allarmante riportato dal Dossier TuttoScuola. 130 mila adolescenti che vivono nel Sud così come nelle aree più sviluppate del Nord, iscritti all’istituto professionale così come al liceo. Un fenomeno trasversale, quindi, di cui tutti siamo chiamati a prenderci cura.

Un fenomeno che interpella anche la nostra Associazione, che dal 1980 si occupa di adolescenti e di sostegno alle famiglie: un cammino dove l’istruzione, la formazione e la cultura sono elementi imprescindibili per dare un senso alla propria vita e al proprio futuro. La scuola ha un valore elevatissimo se si considera inoltre che quelli di oggi sono adolescenti immersi nell’era digitale del web e dei social media, esposti al rischio di essere “iperconnessi” ma sempre più soli, emarginati, influenzabili, manipolabili nelle loro opinioni e senza gli strumenti cognitivi e culturali adatti a difendersi.

La povertà educativa è pericolosa anche perché è connessa alla povertà sociale, alla povertà di relazioni: la scuola, prima che un luogo di conoscenza, è luogo di relazioni. È, come ci ricorda Papa Francesco, “un luogo di incontro (…). E questo è fondamentale nell’età della crescita, come complemento alla famiglia”. Per questo la scuola “non è un’istituzione da rispettare o un servizio da sostenere e potenziare: è un luogo da amare, cioè da scoprire come contesto significativo di vita al di là del suo significato formale”.
Credendo fermamente in queste parole, da diversi anni l’Associazione Gruppo di Betania Onlus opera negli istituti secondari di primo e secondo grado con l’obiettivo di nutrire l’amore di cui parla Papa Francesco, supportando e coinvolgendo sul piano pedagogico studenti, genitori e insegnanti.

Tra le precedenti esperienze della nostra Associazione a sostegno di adolescenti e famiglie ricordiamo GO Insieme per crescere, progetto volto a sostenere gli adolescenti nel percorso di crescita e le loro famiglie; CLAC Cultura , lavoro, accompagnamento, crescita che prevedeva percorsi individuali di supporto allo studio, percorsi formativo-professionalizzanti, presenza educativa nelle scuole, consulenze ai genitori; insieme a Con Voi Onlus, Da ragazza a donna; Tra i banchi ConVoi; Tregue: Scontri necessari e incontri possibili tra adolescenti e genitori tre importanti progetti che si declinavano in momenti formativi rivolti ai gruppi classe e incontri consulenziali rivolti ad alunni e genitori.

Grazie a questa esperienza, il C.I.D.I (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti) di Milano ha chiesto ad AGB Onlus di diventare partner del progetto “Oltre i confini. Un modello di scuola aperta al territorio”, uno dei vincitori del Bando Adolescenza dell’Impresa Sociale Con i Bambini.
Il progetto mira a costruire un’alleanza educativa stabile tra scuola, studenti, famiglie e le risorse educative presenti sul territorio e si propone di affrontare la lotta alla dispersione con un approccio globale, basato su un intervento che ha come base un’offerta formativa integrata tra tutti i soggetti coinvolti.
In particolare, prevede il coinvolgimento di: 70 partner; 10.300 studenti tra gli 11 e i 16 anni; 3700 genitori; 1500 insegnanti ed educatori.

L’obiettivo primario del progetto Oltre i Confini è di contrastare la povertà educativa (e quindi l’abbandono e la dispersione scolastica) e di favorire una crescita inclusiva di giovani che a vario titolo si presentano come soggetti deboli, le cui fragilità potrebbero impedire la piena realizzazione di se e il loro inserimento nella società come cittadini attivi. Il progetto mira a permettere a questi ragazzi di sviluppare il loro potenziale nella società, incentivando la loro partecipazione alla formazione e al mercato del lavoro, l’acquisizione di competenze tecniche e trasversali e lo sviluppo di strumenti culturali e cognitivi per “muoversi” nella società.
Nell’ambito del progetto, AGB partecipa attivamente attraverso lo studio e la realizzazione di interventi rivolti ai preadolescenti e agli adolescenti coinvolti. Collabora con le scuole e con le altre Associazioni del territorio coinvolte nel progetto erogando attività di informazione, di sensibilizzazione e di consulenza pedagogica dei propri esperti.
Infine, in collaborazione con i capofila e le università, AGB parteciperà alle fasi di monitoraggio e di valutazione previste dal progetto, che ha una durata di 4 anni e terminerà nel 2022.

campo estivo Pime

Basta mettersi in gioco…

L’estate può essere il momento buono per dare una nuova sfumatura alla propria vita.

Due ragazze di Villaluce si sono messe in gioco scegliendo di aderire a due proposte del Pime. La prima esperienza scelta da Carla e Francesca è il Campo di Incontro – Lavoro a Busto Arsizio all’insegna dell’accoglienza e del lavoro di squadra, caratterizzata da mattine ricche di attività formative, di condivisione e giochi educativi. E il pomeriggio…olio di gomito! tra sgomberi e traslochi in cui è stato radunato tutto l’usato che sono riusciti a trovare, per poi rivenderlo nel loro mercatino devolvendo i proventi a sostegno delle missioni del Pime. Le giovani si sono coinvolte nelle attività con tutte le persone presenti, sia coetanei che non, in modo partecipato e molto socievole. Si sono rese disponibili sia per curare i bambini piccoli che per aiutare le persone più anziane. Durante i momenti laboratoriali e di riflessione si sono confrontate con i coetanei e con gli adulti presenti lasciandosi consolare nei momenti più difficili, come ad esempio quando hanno riflettuto sulla tematica della “casa”. Il campo infatti è stato chiamato Rincasare dove la casa non è una questione di mattoni ma di amore. Argomento molto delicato per le ragazze, che si sono dovute confrontare sul tema del “costruire, relazionarsi, abitare, accogliere…”. Nonostante la difficoltà non si sono sottratte alla condivisione. Ci sono state anche occasioni più ludiche in cui hanno mostrato tutta la loro simpatia ed energia, in particolare durante i vari momenti dedicati al ballo.

Francesca ha chiesto di partecipare a una ulteriore esperienza, chiamata dall’Associazione “A Gonfie Vele”: WOW – Week Of the World, ovvero Settimana di Mondialità. Si tratta di una settimana di convivenza organizzata con giovani di età compresa tra i 15 e 19 anni provenienti da numerosi paesi del mondo (..Israele, Macedonia, Brasile, Egitto, Giappone, Uganda, Polonia, Algeria..). Tale proposta ha previsto incontri e dialoghi in un tempo di confronto con ragazze e ragazzi provenienti da tutto il mondo. Il gruppo di giovani, guidato da educatori, è stato stimolato a confrontarsi sul tema: “L’uno per l’atro” attraverso attività di laboratorio di matrice educativa, formativa, ludica e testimonianze e uscite sul territorio. Questa è stata per i ragazzi un’importante occasione di crescita, una opportunità per ricercare la bellezza e la ricchezza dell’incontro con l’altro. Le attività proposte, ispirate all’intreccio narrativo del Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupery, hanno aiutato i giovani ad approfondire alcuni temi fondanti l’umano, trasversali a tutte le latitudini come testimoniato dalla presenza straniera di buona parte dei partecipanti. Tra i più significativi, il valore del prendersi cura, il tempo come elemento fondante delle relazioni, la libertà come dono più grande, saper vedere con il cuore l’essenziale.

Entrambe le ragazze hanno espresso il desiderio di continuare a frequentare le proposte del Pime, perché oltre ad essersi sentite accolte e arricchite, si sono anche divertite.

delegazione giapponese in visita a Villaluce

Una visita dal Giappone

Il 22 e 23 agosto un gruppo di Parlamentari Giapponesi della Camera dei Rappresentanti del Giappone, membri di Commissioni Parlamentari Permanenti e nello specifico della Salute, Lavoro e Welfare, ha organizzato tramite la Segreteria Consolato Generale del Giappone una visita a Milano e Lombardia con l’appoggio della Regione Lombardia.

Il tema che hanno voluto trattare e di cui hanno parlato in Regione è stato quello dell’integrazione, delle politiche sociali e di assistenza sociale. Nello specifico hanno voluto un confronto su prevenzione e trattamento degli abusi e maltrattamenti sui minori, sulla collaborazione con enti esterni (pubblici e privati), sulla protezione verso i bambini più in generale e la loro assistenza.

La delegazione è stata accompagnata dai funzionari del Consolato Generale del Giappone a Milano: il Console Generale, il Console Generale Aggiunto, il Ricercatore Economico che, parlando italiano fluentemente, sono stati preziosi nell’assistenza linguistica. Dopo gli incontri in Regione con i Direttori Generali, i Funzionari delle Politiche Sociali e Welfare, la delegazione è arrivata in visita a Villaluce che, con la sua rete di comunità educative, alloggi per l’autonomia e progetti sperimentali, è stata individuata come una struttura interessante per il confronto richiesto.

Dal canto nostro siamo stati felici di accogliere nella nostra struttura educativa questo gruppo di Parlamentari giapponesi tramite alcune nostre figure professionali, con differenti ruoli e funzioni, in modo da presentare il peculiare lavoro pedagogico nella sua completezza. La loro visita si è rivelata molto proficua e molto piacevole, perché è stata una preziosa occasione che ha permesso uno scambio di esperienze e modalità di lavoro tra mondi culturali differenti, stimolando interesse, curiosità e desiderio di scambi reciproci.

fare rete articolo di madre teresa gospar

Fare rete…imparare a lavorare insieme

Essere in tanti non è sempre una risorsa: se si è molte individualità solo aggregate, si può rischiare di fare un complesso di cammini che viaggiano in parallelo, senza incontrarsi mai e soprattutto senza costruire nulla insieme.
Noi, invece, educatori religiosi e laici di Villaluce, uniti dall’unico carisma di Gesù Crocifisso e Risorto, vogliamo fare del nostro essere tanti e diversi una rete che sa rischiare. Obiettivo: avere una direzione comune, un progetto condiviso, nella fatica e nella ricchezza di conoscersi, confrontarsi, camminare insieme. Solo così le nostre ragazze possono crescere e maturare, come ci ricordano le parole di madre Teresa.

“Famiglie, reti di famiglie, comunità residenziali, centri aggregativi, scuole, parti sociali, associazioni culturali, società sportive, gruppi di volontariato, referenti di parrocchie insieme agli operatori dei servizi comunali (centri socioculturali, biblioteche, servizi sociali, spazi giovanili…) e alle molteplici agenzie educative…tutti siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di accompagnare una giovane nel scegliere la propria strada, nel costruire la propria originalità in autonomia e nel dialogo con gli altri, senza aderire passivamente a copioni prestabiliti. Occorre, però, garantire le condizioni che rendano possibile l’assunzione della responsabilità: educativa, sociale, politica. Questi obiettivi possono essere raggiunti solo se condividiamo la consapevolezza che tutti siamo nodi di una rete che, pragmaticamente, si costruisce e ricostruisce, di volta in volta, in funzione dei bisogni delle giovani e del loro diritto di crescere. In questa rete indispensabile e fondamentale è il ruolo della famiglia d’origine, quale essa sia.

La storia di ogni ragazza è inesorabilmente connessa a quella della propria famiglia e, in maniera più allargata, del proprio contesto sociale. Chiedere a una giovane di sostenere cambiamenti significativi operando solo nei suoi confronti – credetemi – rende vano ogni sforzo, perché la ragazza, quotidianamente, si troverà a fare i conti con le proprie RADICI e a misurarsi con quanto la famiglia le ha trasmesso!
Sì, anche nelle situazioni che ci sembrano più compromesse!!! La rinuncia al lavoro con la famiglia indurrà inevitabilmente la giovane ad assumere comportamenti antisociali, con una riproduzione delle problematiche originarie, contribuendo ad ampliare il disagio sociale piuttosto che a contenerlo. Bisogna, dunque, strategicamente, recuperare, lavorare e supportare, in ogni modo, la relazione con la famiglia da cui l’adolescente proviene. Occorre, dunque, incentivare un reciproco investimento tra reti sociali e pubbliche istituzioni, cercando di rispettare e valorizzare le specifiche competenze, anziché continuare a sottolineare le inevitabili deficienze.

Per realizzare ciò ritengo che ogni operatore debba mettersi nell’ottica di un lento e faticoso lavoro di presa di contatti, di dialoghi e confronti, di reciproco ascolto, con i rappresentanti di agenzie educative al fine di promuovere la convergenza di interessi e l’integrazione di risorse attorno a queste questioni, senza avere la pretesa di voler in tal modo risolvere tutti i problemi, ma convinti che la posta in gioco è alta perché si tratta di futuro, nostro e della società…

Insomma, mi sento di dover sottolineare che il processo di maturazione di qualsiasi individuo passa attraverso il rischio del continuo confronto con gli altri, con la realtà, con le esperienze; dove la fatica e la gioia della conquista di piccole ma fondamentali tappe di crescita, insegneranno al giovane ad affrontare la vita con speranza perché sicuro che, anche negli inevitabili errori o cadute 
– da affrontare e trasformare – sarà possibile ritrovare nuove opportunità di realizzazione”.

Dalla formazione al lavoro: la storia di Clara

Per il raggiungimento di un’autonomia consapevole, a fianco della formazione scolastica, la formazione professionale è tra gli obiettivi fondamentali del nostro lavoro educativo. Il nostro Servizio di Educazione al Lavoro si propone quindi di sviluppare percorsi di formazione/lavoro personalizzati, costantemente supervisionati dall’educatore di riferimento e capaci di un approccio multidisciplinare e olistico.

Il passaggio da tirocinio formativo a contratto “vero e proprio” è quanto ci auspichiamo per ogni nostra ragazza che si affaccia al mondo del lavoro, ed è ciò che sperimentano diverse ragazze da noi accolte ogni anno: oggi vogliamo raccontarvi la bella storia di Clara (il suo vero nome è protetto da privacy).

Originaria della Bolivia, Clara è arrivata a Villaluce alla fine del 2015, all’età di 15 anni, dopo alcune burrascose vicende famigliari. Durante i primi mesi di permanenza in Comunità, Clara è molto spaventata, timida, introversa. Fatica a entrare in relazione con gli educatori e con le altre ragazze. Giorno dopo giorno, ha cominciato ad aprirsi con le sue compagne, facendo emergere alcuni aspetti di lei fino a quel momento celati: l’altruismo, la curiosità, la tenacia, la voglia di mettersi in gioco. Clara inizia inoltre a delineare i suoi obiettivi sia personali che lavorativi, primo tra tutti quello di poter lavorare in un ristorante, in particolare in sala.

Essendo una ragazza piena di energia, dopo aver partecipato ai laboratori formativi interni di Villaluce, nella primavera del 2017 si rivolge al Servizio di Educazione al Lavoro per cercare un tirocinio adatto alle sue aspirazioni. La Responsabile del Servizio contatta un ristorante che le sembra adeguato alle caratteristiche della ragazza: è un ristorante facile da raggiungere, non troppo frequentato e caotico, a conduzione famigliare e quindi un ambiente molto accogliente e non “stressogeno”. Il titolare del ristorante accetta di ospitare la ragazza in stage per 4 mesi e di formarla sulle mansioni, senza però poterle garantire un rimborso, che viene quindi coperto dal contributo di AGB Onlus.

Inizialmente Clara, nonostante la grande motivazione, mostra alcune difficoltà legate alla novità del contesto lavorativo, all’ansia iniziale, alla fatica di mantenere alto il livello di concentrazione. I datori di lavoro esprimono la loro insoddisfazione rispetto al percorso della ragazza. Attraverso il supporto del Servizio, dell’educatrice e dei colleghi, Clara riesce a superare le difficoltà iniziali e ad acquisire competenze e autonomie utili per “professionalizzarsi” come cameriera. Si dimostra più ricettiva, dinamica, desiderosa di imparare, maggiormente a suo agio nel contatto con i clienti. I riscontri dei titolari cominciano a diventare positivi, Clara diventa un membro importante dell’organico, tanto che alla fine dello stage decidono di chiederle di collaborare ancora con il ristorante, coprendo i servizi in sala nei week end. La ragazza accetta e firma il suo primo contratto “vero e proprio”, a tempo determinato e con una retribuzione soddisfacente da parte dell’azienda.

Clara è molto felice del suo percorso e si sta formando ulteriormente nel settore: nei suoi giorni liberi sta infatti svolgendo un’attività di apprendistato in modo da arricchire sempre di più il suo bagaglio di competenze trasversali e tecnico-professionali, e da costruire così le basi per un futuro migliore.